Il Calabrone: Closer

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Closer
 

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Closer
di Josette Ranieri

 

Tutto inizia con due sguardi che s’incrociano, due volti nella folla, in una trafficata Londra indaffarata, e, mentre assistete a questa scena che cattura immediatamente la vostra attenzione, alcune semplici parole s’imprimono nella vostra mente: ”can’t take my eyes off you”. Siete già immersi nella dimensione a due, tutto lascia prospettare una delle classiche love story, invece… invece all’improvviso vi trovate catapultati in un incrocio di destini, o forse siamo noi stessi a indirizzare il destino a nostro piacimento? E la storia, che sembrava una storia a due, si trasforma in una storia a tre e poi a quattro e il personaggio che di primo acchito vi era parso il più scaltro, Dan(Jude Law), lentamente vi lascia intuire la sua fragilità, ben celata sotto le vesti dell’esperto seduttore. Mentre la casta ed equilibrata Anna (Julia Roberts), acuta osservatrice delle espressioni umane nonché fotografa di successo, si svela poco alla volta ai vostri occhi nella sua reale natura di donna capace solo di un amore malato. E così ognuno è, a suo momento, il contrario di quello che sembra, come ciascuno di noi si scopre nell’esperienza quotidiana agire diversamente da come si sarebbe immaginato. Una lotta continua tra essenza e apparenza. Il regista ci convince che la verità è quella alla quale stiamo assistendo e un attimo dopo è tutto in discussione. Forse che nessuno di noi sa bene chi sia in realtà? Quali siano le sue paure e le sue capacità? In mezzo a tutti, un profondo conoscitore dell’animo umano, Larry(Clive Owen), usa le sue intuizioni per manipolare gli altri a suo piacimento, ed ottiene esattamente quello che desidera: la sua vendetta su Dan realizzatasi prima nella rinuncia ad Anna, e poi nell’abbandono di Allyce (Natalie Portman). E infine l’enigmatico personaggio di Allyce, seducente nella sua disarmante giovinezza e spontaneità, o almeno così ci immaginiamo tutti. La solleviamo dall’accusa di manipolatrice e traditrice, crediamo fino all’ultimo sia la più vera, la più autentica, colei che si mostra esattamente per quello che è, se non per un particolare, piccolo, quasi insignificante: lei non è Allyce, Allyce non esiste, lei è solo Jane. Ed ecco che il nostro punto di riferimento lo perdiamo nuovamente in mezzo al passo indaffarato di New York, questa volta, mentre una voce ci fa strada nella confusione, quasi a guidarci, per un ultimo monito: ”no love no glory”. Una dialettica spesso cruda, diretta… non si ha il tempo di sentirsi ”in più”, clandestini spettatori di una storia che non ci appartiene, perché siamo lì, siamo già dentro.. e non si fa a tempo a parteggiare per qualcuno, che le sorti s’invertono e ci troviamo a non sapere più da che parte stare. Un richiamo a Pirandello? Siamo ”uno nessuno e centomila”.

C O M M E N T I
 
I N V I A  U N  C O M M E N T O
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