di Federica Rubini
Tra partenze e ritorni è facile perdersi all’interno di una stazione ferroviaria; è ciò che succede ad un cucciolo di cane, razza akita, che viene trovato da un professore dell’università, pendolare per lavoro.
Nonostante un primo disaccordo in famiglia, sull’adozione del cucciolo, il professore diventa il padrone del cane chiamato poi Hachi.
Nel tempo l’akita prende l’abitudine di andare ad accompagnare il suo padrone alla stazione e andare a riprenderlo nell’ora del ritorno.
Un giorno, Hachi aspetta invano il professore: è infatti deceduto in seguito ad un malore.
Per oltre 10 anni il cane ha poi continuato a recarsi alla stazione in attesa del padrone, attirando l’interesse delle persone e dei mass media.
Un film ispirato ad una storia realmente accaduta in Giappone (alla morte del cane, fu eretta una statua in suo onore che si trova tuttora dove l’animale era solito attendere il suo padrone).
Un bel film che avrebbe però, potuto essere fatto diversamente, soprattutto nel finale, che poteva emozionare ulteriormente lo spettatore, il quale si ritrova ad osservare una storia spesso scontata (all’inizio).
La scelta del regista che ha lasciato un po’ perplessi è l’ambientazione della storia in un paese lontano dalla terra da cui questa vicenda proviene.
Tutto sommato è un film da vedere, ideale per una serata in famiglia.
I N V I A U N C O M M E N T O
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