Il Calabrone: Indifferenza quotidiana.

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Indifferenza quotidiana
di Pierpaolo De Santo 

 L’imprevisto era distante pochi chilometri, l’auto procedeva ad una velocità esagerata. Andava lesta verso il proprio destino. Una consistente quantità d’olio sparsa in strada attendeva di essere solcata dai pneumatici della berlina. I fari la illuminarono ma fu inutile per il conducente. Il controllo fu perduto. Mai ritrovato. Andò contro il palo ad una velocità elevatissima. Un tonfo si elevò nell’aria, uno stormo di uccelli si librò in volo, materie metalliche trottarono vertiginosamente fino ad arrestare il loro moto. Ricadde il silenzio. Nessuno udì alcunché. La portiera si aprì, un morto vivente uscì lento e scomposto dal rottame. Procedeva zoppicante allontanandosi dal veicolo. Ve lo dissi, un vero morto vivente. Un ginocchio era andato maciullato, e il piede corrispettivo stentava a sfiorare il pavimento. La strada era cupa e silenziosa fiocamente vivacizzata dalla luna piena. Solo boschi, profumi e versi della natura nello spazio circostante. Ma il morto vivente non si perse d’animo e con andatura distorta procedette per la via. Sembrava lamentare qualcosa, come una preghiera, versi strani e inconsueti. Sostava alcuni secondi accarezzandosi gli arti inferiori per poi proseguire trascinando le parti malate del suo corpo come un mulo il suo carico. Cadde. Si rialzò. Ricadde e ansimò.Poi morì.

Gli occhi si persero nell’infinito. Scrutavano il nulla. Era un morto vero privato della sua condizione di vivente.
Il sole sorse splendente e radioso. La gente in strada si diede fasulli cenni d’intesa sociale, ognuno prendeva atto della presenza altrui, delle immaginazioni collettive, di ciò che perdutamente interessa, degli obblighi e ovviamente dei cadaveri sulle strade che invano hanno cercato salvezza facendo appello agli ultimi brandelli di energia. Preso atto del problema si prosegue per la direzione prestabilita senza variazione alcuna, senza ovviamente trascurare i cenni sociali che caratterizzano gli esseri umani. “Buon giorno a te cadavere che giaci sommerso dall’indifferenza quotidiana“.

 

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