Non smette di credere nel giornalismo libero ed indipendente in un paese in cui queste due componenti essenziali dell’informazione continuano a mancare. Carlo Vulpio dopo due anni passati a scrivere sul caso De Magistris e sulla Procura di Catanzaro per il Corriere della sera, è stato sollevato dal suo incarico. I cronisti che, nel loro lavoro, sono condizionati dal proprio editore non possono essere né indipendenti, né onesti nel modo di riportare le notizie, né liberi di dire quello che pensano.
Carlo Vulpio è un apprezzato giornalista e lavorava per il più longevo giornale Italiano, ora si candida alle elezioni politiche europee da indipendente con l'Italia Dei Valori; come mai passa alla politica?
Intanto, per il Corriere lavoro ancora: non sono stato licenziato, perché non c'è motivo per licenziarmi. Mi hanno brutalmente sollevato dall'incarico di seguire le inchieste a cui stavo lavorando, e ora sto usufruendo di mie ferie arretrate e non godute perché, da candidato, non voglio creare imbarazzi a nessuno. La mia candidatura, dunque, è anche una sorta di "legittima difesa", per non lasciare che venga compiuto il lavoro di oscurarmi definitivamente... Ma mi candido anche perché credo che sia giunto il momento, per tutti noi della società civile, di metterci la faccia, di agire per evitare la deriva, avviare quella che io chiamo"la rivolta dei buoni" e riprenderci in mano il destino del Paese.
Perché non le hanno più consentito di scrivere su De Magistris e le sue indagini?
Be', mi sembra evidente... Perché non prendevo ordini da nessuno e pretendevo di continuare a scrivere in piena libertà su vicende delicatissime e sporchissime.
Da quello che si legge sul lavoro fatto da De Magistris a Catanzaro sembra che il magistrato stesse 'sfidando' parte del potere politico ed istituzionale. Per questo pare che non gli sia stato consentito di concludere le sue inchieste "Why Not" e "Poseydon". Dopo due anni di indagini lei si è fatto un'idea precisa sul perché De Magistris sia stato trasferito?
Credo che de Magistris non abbia "sfidato" nessuno, ma abbia fatto semplicemente il suo lavoro. Come me, del resto, e come tutte le altre persone che hanno pagato prezzi salati e ingiusti. La cosa incredibile di tutta questa storia è che nessuno di noi ha fatto l'eroe o chissà che. Abbiamo fatto il nostro lavoro e a un certo punto ci è stato impedito. E a dire stop sono stati i poteri istituzionali.
Che idea si è fatto della Procura di Catanzaro?
E' come tutte le procure. Ci sono magistrati in gamba, capaci, per bene e ci sono magistrati impresentabili.
Nell'annunciare il cambio di direzione da Paolo Mieli a Ferruccio De Bortoli, il corriere.it titolava: 'l'indipendenza è un bene assoluto', lei cosa ne pensa c'è vera indipendenza all'interno del Corsera?
Non più di quanta ve ne sia altrove.
Essere un giornalista libero ed indipendente in Italia sembra essere più difficile che in altri paesi, pensa che questo sia imputabile ai politici o forse è colpa della gente che non si preoccupa in prima persona dei propri diritti?
E' colpa degli editori, dei politici, dei magistrati, della gente comune. Di tutti. Naturalmente, non tutti sono colpevoli nello stesso modo e per le stesse quantità. Questa distinzione va fatta, altrimenti non si capisce da quale strada se ne possa uscire. Di sicuro, l'Italia è un Paese che non avverte la libertà di espressione e di stampa come un bene assoluto, su questo tema - e non solo - l'Italia semplicemente non è un Paese europeo.
Ora che il direttore del Corriere della Sera è cambiato lei pensa di poter riavere il suo posto indietro?
Io non devo riavere indietro niente da nessuno, perché quel posto di lavoro è mio, di diritto. Me lo sono guadagnato senza percorrere vie traverse e non c'è direttore, vecchio o nuovo, che possa modificare le cose a proprio piacimento. Sono e rimarrò un giornalista. Ora più che mai.