Il Calabrone: L'orchestra

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L'Orchestra di Piazza Vittorio
 
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L'Orchestra di Piazza Vittorio
 di Luna Loiero

 

"Dove le parole finiscono, inizia la musica."

Heinrich Heine

 

L’Orchestra di Piazza Vittorio è una band composta da musicisti di diversa nazionalità, nata a Roma da un’idea di Mario Tronco, tastierista degli Avion Travel.

L’Orchestra di Piazza Vittorio è un sogno divenuto realtà, è la dimostrazione concreta e tangibile che l’incontro tra culture diverse non solo è possibile, ma è la strada giusta da imboccare per rendere questo mondo un pò migliore.

Ma l’Orchestra di Piazza Vittorio è anche un film, un docu-musical per l’esattezza, un diario di bordo in 8mm che ha seguito passo dopo passo la realizzazione, non priva di ostacoli, di questo sogno.

Regista del film, vincitore ai Nastri d’Argento 2007 come miglior documentario, è Agostino Ferrente, documentarista, già giovane aiuto regista di Silvano Agosti.

Cosa avevano in comune Agostino Ferrente e Mario Tronco all’inizio di questa specie di “favola moderna”?

Probabilmente solo il fatto di abitare all’Esquilino, noto come il quartiere più multietnico di Roma, dove coinvivono più o meno pacificamente circa una sessantina di etnie diverse, dove il macellaio è tunisino, il fruttivendolo è Pakistano, il settore abbigliamento è in mano ai cinesi e gli italiani si dice ironicamente siano diventati una “minoranza etnica”.

Cuore pulsante del quartiere è la ormai famosa Piazza Vittorio su cui si affaccia il cinema-teatro Apollo, tra i più belli e antichi d’Italia. Siamo nel 2001 e l’Apollo, negli ultimi anni decaduto a sala a luci rosse, rischia ormai di diventare una sala Bingo.

Tronco sogna di mettere assieme i vari suoni e le varie lingue che dalla piazza, dalla strada gli entrano in casa, Ferrente sogna di restituire il cinema al quartiere e trasformarlo in un luogo di incontro delle diversità, attraverso una programmazione di film che possa valorizzarle. Da qui la nascita di un comitato, Apollo 11, formato da artisti, intellettuali e comuni cittadini intenzionati a far risorgere l’Apollo dalle sue ceneri. Fine e mezzo per riprendersi l’Apollo sarà la creazione di un’orchestra che metta assieme musicisti nati nelle più disparate parti del mondo e giunti, per caso o per destino, a Roma.

Tutte le strade portano a Roma, si dice all’inizio del film e anche se sappiamo che non è vero (quanti immigrati calabresi ci sono sparsi per il mondo?), non c’è alcun dubbio che la capitale sia, se non un punto d’arrivo, una zona di passaggio per una moltitudine di uomini e donne in cerca di un luogo dove “mettere radici”. Eppure Roma, e in genere l’Italia, forse ancora non ha accettato l’idea di accoglienza, di convivenza, di melting pot che vige altrove, se gruppi di cittadini scendono in piazza per rivendicare il “possesso” di un quartiere, se i primi sospettati per qualsiasi crimine sono gli extra-comunitari, se un governo ha potuto partorire una legge come la Bossi-Fini che non pochi problemi ha creato anche nella costituzione dell’orchestra.

Ma Tronco e Ferrente non si sono arresi, hanno continuato nella loro ostinata e disperata ricerca di musicisti che li ha portati a scoprire storie di immigrati e immigrate con la loro vita privata, la loro quotidianità,  che la videocamera racconta, o meglio suggerisce, a volte suscitando un sorriso, come nel caso dell’argentino sfrattato dal suo garage, a volte tenerezza, come nel racconto di amori nati superando le differenze, a volte un pò di amarezza, come nel caso di chi ha nostalgia della sua terra o di chi è costretto a partire.

Così il film, oltre a raccontare la genesi di un’orchestra, racconta una storia (in realtà diverse storie) di immigrazione che una volta tanto può concedersi un lieto fine, non immaginato ma reale. L’Orchestra di Piazza Vittorio debutta il 24 novembre del 2002 al Palazzo delle Esposizioni di Roma, con una trentina di elementi messi insieme e “amalgamati” in brevissimo tempo e nonostante mille difficoltà burocratiche, economiche e caratteriali. Il cinema Apollo viene acquistato dal Comune di Roma e, eliminato il rischio Bingo, c’è un progetto di recupero urbanistico e culturale della struttura (per saperne di più www.apolloundici.it). Così finisce il film che, dall’uscita nelle sale (autunno 2006) ad oggi, ha già ricevuto numerosi premi e riconoscimenti da parte della critica e del pubblico, successi riscossi anche oltreoceano (ad esempio al Festival di Tribeca di Robert De Niro a New York).

E dopo? Fine della favola?

Tutt’altro.

L’Orchestra continua a portare il suo mix di suoni e suggestioni in giro per il mondo, molti dei volti presenti al primo concerto non ci sono più, hanno preso altre strade, molti volti nuovi si sono aggiunti col tempo e altri ancora si andranno ad unire al gruppo base formato da sedici elementi. Il primo disco ha venduto migliaia di copie, tanto che i musicisti sono stati assunti con uno stipendio mensile di 1000 euro. Nel 2006 è uscito un nuovo album intitolato Sona una parola che nella lingua del Rhajastan significa “bello” e in romanesco (ma anche in calabrese) significa “suona”. Un titolo azzeccato perché l’album è ricco di suoni e perché in seguito i componenti dell’orchestra hanno scoperto che Sona è anche un “linguaggio ausiliario internazionale” pensato nel 1935 perché l’Esperanto era troppo eurocentrico.

Che dire di più?

Se volete ascoltare l’orchestra potete comprare il disco o dare un’occhiata alle date dei concerti e se volete saperne di più non vi resta che recuperare il film, magari in dvd, e seguire Ferrente e Tronco nei loro giri in motorino per le strade della capitale all’inseguimento di un sogno. Vi ritroverete ad accennare passi di danza travolti da ritmi coinvolgenti. Scoprirete una Roma totalmente diversa da quella delle cartoline e dei turisti. Magari vi commuoverete e vi convincerete che un mondo di pace, solidarietà e convivenza tra i popoli è possibile e che laddove il linguaggio divide, la musica unisce.

 

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