La denuncia
La “mafia con la penna”
Pippo Callipo racconta il malaffare calabrese
Agazio Loiero lo accusa di demagogia
di Raffaella Maria Cosentino
“In Calabria la legalità è un optional. Si è instaurato negli anni un sistema di gestione politico amministrativo di cui non si può fare a meno per vivere. Chi non è allineato è tagliato fuori”. Sono amare e pesano come macigni le parole di Pippo Callipo, il noto imprenditore del tonno, che ha aperto a Roma la prima giornata universitaria della legalità, dal titolo A Voce Alta. “C’è una mafia con la penna, più compatta e drammatica della mafia con la pistola”, denuncia accorato Callipo davanti a centinaia di studenti che lo ascoltano con grande partecipazione. “In modo provocatorio dico che quelli con la pistola sono dei signori rispetto a quegli altri - continua deciso - perché almeno rischiano il carcere o la vita. E poi i morti della mafia con la pistola si possono contare, quelli della mafia con la penna no”.
Proprio nell’ateneo legato a Confindustria, il 13 aprile scorso, le sue dichiarazioni sono risuonate più gravi. Callipo conduce infatti da anni una battaglia solitaria contro la corruzione. Una lotta suggellata anche dal titolo che gli studenti della Luiss hanno dato al suo intervento: L’isolamento di chi sa dire di no. E non è difficile provare con i fatti l’indifferenza del mondo politico e di quello imprenditoriale, che spesso lo hanno anche attaccato. Ci sono altri grossi e medi imprenditori in Calabria. Ma chi ha mai appoggiato pubblicamente le denunce di Callipo? Sappiamo bene che la classe dirigente calabrese tace, convive con mafia, mazzette, appalti e concorsi truccati. Parla solo a se stessa e si autoriproduce. Porta ricchezza a pochi e nessuno sviluppo per tutti. Su come funzioni il sistema è calzante l’esempio siciliano fatto da Tano Grasso, presidente dell’antiracket nazionale. Sempre alla Luiss, Grasso racconta: “Oggi la stragrande maggioranza degli imprenditori sceglie la connivenza. Neanche la Confindustra esprime una posizione chiara che dica no alla mafia tra i suoi associati. Posso capire il salumiere di Brancaccio, che non ha la forza di opporsi, ma non una grande impresa del nord che arriva in Sicilia e assume un noto boss della zona”. L’azienda in questione è la famosa Zonin, produttrice di vini, indagata per questo motivo. A testimonianza di ciò, Grasso legge intercettazioni e interrogatori. “Questo atteggiamento - spiega - dà alla famiglia mafiosa maggiore legittimazione e prestigio sociale, quindi più potere. Inoltre rende molto più difficile la scelta del piccolo imprenditore che vuole andare avanti in modo onesto”.
Tornando alla Calabria, l’intervento di Callipo alla Luiss, interrotto da molti applausi fragorosi, ha dato uno spaccato del rapporto politica-imprese che si instaura di regola. E lo ha fatto partendo dalla sua esperienza personale. Ecco la sua denuncia: “Fino al 2002 avevo la tessera di Forza Italia, ma ho lottato contro il precedente governo regionale di centro destra per la sua immobilità e mancanza di attenzione verso i problemi della Calabria. Ho avuto tantissime ritorsioni in cambio. C’è un intercettazione in cui un assessore regionale dice a un’ agenzia di controllo: ‘vai a dar fastidio all’azienda Callipo’. Poi il cambio di governo. La sinistra sembrava più attenta a questi problemi, invece è stata una grande delusione. Durante una fiera internazionale, l’anno scorso, l’assessore regionale all’Agricoltura Caccia e Pesca, Mario Pirillo, ha visitato tutti gli stand meno quello della mia azienda. E ha ammesso ai giornalisti di averlo fatto per ritorsione contro le mie dichiarazioni, quando avevo detto: è meglio che questa classe politica vada a casa se non sa amministrare. Un comportamento inaccettabile per un assessore regionale, che manda un segnale chiaro alle altre ditte espositrici: attenzione se non siete con me, l’anno prossimo non vi porto più alle fiere internazionali. Ecco perché mi mandano in bestia: agiscono ancora come 40 anni fa. Ed è inutile che vadano a dire dai balconi che rifiutano i voti dei mafiosi. Questo non è vero. In Calabria c’è un silenzio assoluto. Molti hanno paura di dire che sono amici di Pippo Callipo. E mi lasciano solo a dichiarare queste cose. Mentre, dall’altro lato, si continuano a fare commissioni e osservatori. C’è un superprefetto che dice ai giornali che la mafia non è semplicemente infiltrata nella pubblica amministrazione, bensì è proprio dentro l’amministrazione calabrese. Ma allora, invece di parlare sui giornali, perché non ti rimbocchi le maniche e fai qualcosa?”. Pippo Callipo non risparmia nessuno, parlando davanti a studenti, politici, magistrati, dal vice presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Giuseppe Lumia, all’ex direttore di rainews 24, Roberto Morrione, a Pino Arlacchi, ex sottosegretario generale dell’Onu, a don Luigi Ciotti. L’accorato appello di Callipo è raccolto da Pier Luigi Vigna, ex procuratore nazionale antimafia, che interviene dopo di lui. “Callipo è isolato perché in Calabria non c’è senso civile. Ci si sente sudditi, non cittadini - dice Vigna - In Calabria mentre i collaboratori di giustizia sono aumentati arrivando a un migliaio, i testimoni di giustizia sono fermi a 65, lo stesso numero di dieci anni fa”. E qui si potrebbe aggiungere che quei pochi non vengono per niente assistiti dallo Stato. Celebre il caso di Pino Masciari, imprenditore che ha fatto arrestare i suoi estorsori e non ha avuto nemmeno la scorta per tornare in Calabria a testimoniare al processo. Alla fine, lo hanno accompagnato i ragazzi volontari dell’associazione antimafia “Libera” di don Ciotti. E andando oltre la provocazione, ci sono le vite distrutte dei Masciari. Hanno perso la casa e l’attività, costretti a vivere sotto falso nome in una località del Nord Italia. Insomma una condanna più che un premio per aver fatto il proprio dovere di cittadino onesto. Ma, proprio per questo, un esempio molto positivo da prendere a modello per il coraggio della denuncia. Intanto, a un mese di distanza dalla giornata della Luiss, il botta e risposta tra Callipo e la politica segna un’altra puntata della storia. Questa volta interviene addirittura il gran capo, il presidente della Regione, Agazio Loiero. “Noto che l’imprenditore Callipo continua nei suoi attacchi senza senso, che annaspano in un mare di populismo, qualunquismo e demagogia. Non so da quale sindrome sia segnato tale atteggiamento…”, ha detto Loiero, attraverso il suo portavoce, Pantaleone Sergi, noto giornalista che ha lavorato per Repubblica, nonché sindaco di Limbadi (VV). Loiero continua chiedendo a Callipo un confronto pubblico, stile Porta a Porta. Ma l’industriale ha rifiutato così: “L’accusa di demagogia è grave se rivolta a un imprenditore che fonda la sua credibilità internazionale sul lavoro fatto e non sulle fumisterie politiche, che sono invece il pane di tanti politici spinti a mettere da parte ogni coerenza pur di strappare un incarico e restare a galla”. Lo scontro televisivo quindi non ci sarà. Almeno per il momento. Ma da che parte di questo ring ideale stanno i calabresi? Quelli che hanno visto l’inchiesta di Rai Tre Pane e politica del giornalista Riccardo Iacona, hanno forse già tratto le loro conclusioni e sanno per chi tifare, anche senza aspettare il prossimo round.