Il Calabrone: Match Point

Creare un sito con EditArea è molto facile.
Match Point
 

RECENSIONI FILM

Closer
Il fantasma di Corleone
I Simpson - Il film
King Kong
La Bestia nel cuore

L'Orchestra di Piazza Vittorio
Match Point
Nuovomondo
Persepolis
Viva Zapatero!
Water


 
Google
Match Point
di Raffaella Cosentino

 

Match Point parla di gelosia, passione, desiderio. Parla dell’importanza che ha la fortuna nella vita” ha detto Woody Allen del suo nuovo film, definito da molti critici il migliore degli ultimi dieci anni. Allen cambia gioco e vince a sorpresa, la mano del maestro americano dietro la macchina da presa è irriconoscibile, tanto che questo film spiazza i suoi fan e, d’altra parte, proprio per questo, può appassionare anche chi non ama il regista americano. Una sfida a tennis metafora della nostra vita. Quanto conta la dea bendata per decidere del nostro destino? Il 90 per cento è la risposta del regista, il talento vale solo per il restante 10 per cento. Match Point inizia con una sequenza simbolo: una partita di tennis e la pallina che colpisce la rete. Se la oltrepassa si vince, se cade all’indietro si perde. Attimi, pochi, inafferrabili, che decidono il nostro destino e quello di chi vive intorno a noi e che questo film riesce incredibilmente a catturare. La storia è semplice. Un banale triangolo amoroso diventa in realtà un sottile thriller psicologico. Chris Wilton (Jonathan Rhys-Meyers), un tennista di alto livello, abbandona le gare e si trasferisce a Londra per insegnare in un esclusivo club sportivo. Qui conosce un ricco rampollo londinese, Tom Hewett, e finisce per sposare sua sorella, Chloe (Emily Mortimer). Col matrimonio facoltoso, Chris comincia una vita di agi e lussi che prima sarebbe stata al di fuori delle sue possibilità: feste nella megavilla in campagna, ristoranti costosi, boutique di classe e un super appartamento con vista spettacolare su Westminister. Diventa manager nell’azienda degli Hewett. La sua è una carriera-lampo perché è il genero del padrone. Chris è però molto attratto da Nola Rice (Scarlett Johansson), un’avvenente attricetta americana, fidanzata di Tom. Tra i due nasce una relazione molto passionale, che rischia di mettere in forse tutto il resto. Chris entra nel mondo a due dimensioni del marito/amante, fatto di sadiche bugie. Da un lato la ricchezza economica rappresentata dalla moglie e dall’altro il piacere del sesso con la seducente Nola, labbra e fisico mozzafiato. Quanto in là ci si spinge per salvare il proprio interesse? La freddezza di Chris nella menzogna fa uscire lo spettatore dal cinema con il tremendo sospetto che nulla e nessuno è ciò che sembra.  Man mano che la narrazione va avanti, il film prende allo stomaco e prova a distruggere tutte le certezze di chi lo guarda. Nelle intenzioni di Woody Allen, Match Point aspira ad essere una specie di Delitto e Castigo alla rovescia. Il riferimento è esplicito: si vede Chris mentre legge il libro di Dostoevskij.  Nella prima parte il film descrive in modo efficace e veritiero il mondo dell’alta società londinese, dei ricchi bianchi inglesi che credono di poter comprare tutto con il denaro e usano le persone come fossero oggetti. Tom lascia Nola, bella, fragile e di umili origini, per sposare una ragazza più simile a lui, ricca e viziata. Chloe vuole a tutti i costi un figlio e cerca in Chris qualcuno che la metta incinta più che un marito. Gli ambienti, i personaggi e i dialoghi sono molto realistici. Un mondo lontano per la stragrande maggioranza di noi italiani, ma che esiste esattamente con lo squallore e l’ipocrisia qui rappresentata. Al di là di questa efficace descrizione d’ambiente, la prima parte sarebbe insulsa se non intervenisse un finale imprevedibile e mozzafiato, che, al contrario del realismo iniziale, rasenta l’assurdo, eppure ha il suo effetto: riesce a sconvolgere, emozionare e far riflettere come pochi. Verità e menzogna, fortuna e sfortuna, da quale parte del campo alla fine cadrà la pallina? La conclusione è al cinema.

C O M M E N T I
 
Ho rivisto il film. L'avevo visto, mi era piaciuto, lo avevo capito. La recensione me lo ha fatto rivedere, senza cambiare il mio ricordo, ma rimandando la mia mente alle singole scene con chiarezza, facendomi ripercorrere l'intero film nei cinque minuti della lettura. Non è questo che deve fare una recensione? Direi che è ben scritta.
gabriele
I N V I A  U N  C O M M E N T O
massimo 150 parole

e-mail 
Nome o
Nickname
 
commento 
leggi l'informativa sulla privacy
Autorizzo il trattamento dei miei dati personali