Il Calabrone: Nuovi partiti

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Nascita del partito democratico
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La nascita del PD non segna né un punto di arrivo della crisi dei partiti esplosa con tangentopoli, né, tanto meno, la rinascita della sinistra italiana.
Ma ci si può aspettare che il PD possa stimolare un qualsivoglia mutamento positivo nella politica calabrese.?
di Mimmo Loiero

Matrimonio d’interesse

Probabilmente è' vero quello che sostiene Fassino. La nascita del Partito Democratico avrà un peso nella politica italiana. Il matrimonio d'interesse tra i gruppi dirigenti dei DS e della Margherita, mettendo insieme le risorse e i patrimoni dei due contraenti, è destinato a far massa e a spostare equilibri all'interno del ceto politico e nel mercato del consenso. Nel breve periodo è possibile pure che riesca ad ottenere più voti e più potere, se non altro, per una semplice questione di attrazione gravitazionale. E' una possibilità che il centrodestra ha ben presente, se è vero come è vero che sta tornando a riconsiderare modelli di federazione e partito unico.
La nascita del PD non segna invece né un punto di arrivo della crisi dei partiti esplosa con tangentopoli, né, tanto meno, la rinascita della sinistra italiana. Meno che meno ci si può aspettare che il PD possa stimolare un qualsivoglia mutamento positivo nella politica calabrese.

La crisi dei partiti
E' esplosa con tangentopoli ma non è nata da tangentopoli. E' nata dalle grandi trasformazioni economiche e tecnologiche e, conseguentemente, dalla crisi delle grandi dicotomie di valori che fino agli anni '60- 70 hanno interpretato il mondo: democrazia/dittatura, progresso/conservazione, socialismo/liberalismo. Queste categorie hanno interpretato un mondo che, sia pure con sanguinose contraddizioni, è stato protagonista di una crescita vertiginosa come popolazione, come quantità di risorse, come capacità produttiva. Ma anche come antropizzazione a danno delle altre specie, come inquinamento e produzione di rifiuti, come capacità distruttiva.
Dopo gli anni '70 il mondo ha continuato a trasformarsi e a crescere con la globalizzazione, con l'entrata prepotente nel sistema produttivo delle nuove economie asiatiche, con potenti innovazioni tecnologiche come l'informatica e le tecniche d'ingegneria genetica, con la conquista e l'uso dello spazio, con strumenti di comunicazione come internet non immaginati neanche dalla fantascienza più spinta. Anche questa trasformazione non è scevra da contraddizioni terribili: migrazioni bibliche, disastri ambientali, guerre etniche e di religione, nuove ricchezze e nuove povertà. Ma non ci sono, o non sono sufficienti e conosciute, le categorie interpretative per questo mondo nuovo e soprattutto non ci sono partiti che sappiano produrre, acquisire ed utilizzare analisi ed interpretazioni del mondo come armi di critica e strumenti di costruzione sociale
La crisi del '68 aveva messo a nudo in qualche modo la trasformazione di sistema e posto nuove categorie interpretative: femminismo, rapporto con la vita, globalismo, localismo, individuo/comunità, inquinamento/ambientalismo, consumismo/creatività, guerra/pace e la ricerca della felicità come obiettivo politico. I gruppi dirigenti politici soprattutto dei partiti di sinistra, surgelati dalle dialettiche della guerra fredda, irretiti da pratiche corruttive che non risalgono certo agli anni novanta, e minacciati da oscure trame golpiste, non hanno saputo né voluto raccogliere quei segnali, capire ed usare quelle nuove categorie, analizzare le trasformazioni in corso, favorendo così il decadimento dei partiti. Fino al crollo dei muri e delle ideologie, fino allo sputtanamento di tangentopoli.

I partiti di oggi

Non hanno più niente a che spartire con i partiti dell'ottocento e del novecento, lo dimostra, se fosse necessario, il cinico dibattito sul pantheon del nascente PD, dove si sono messi insieme teste defunte democristiane, comuniste e socialiste al solo scopo di fare cassa e vetrina. I partiti hanno cessato di essere, e perfino di pretendere di essere, strumenti di conoscenza, di elaborazione, di trasformazione. Sono diventati comitati elettorali e strumenti di spartizione/gestione del potere e delle prebende. I politici, leaders e gregari, grandi e piccoli, di destra di centro e di sinistra, con trascurabili eccezioni, hanno da tempo smesso di rappresentarsi come portatori e promotori di idee, progetti e valori. Portano solo il loro interesse, il loro feudo, il loro clan/famiglia, la loro carriera politica o tutt'al più pretendono di rappresentare interessi di strutture economiche, gruppi di poteri, ceti sociali in cambio voti e, (non raramente ) tangenti, a volte di rappresentare modelli e modi del momento. Da qui il costo abnorme della politica, la corruzione e la contiguità col malaffare, e la corsa al centro, l'omologazione, la noia, la figura del politico piacione e paraculo. Partiti siffatti, politici simili, non hanno bisogno di luoghi di confronto, di spazi di democrazia, di partecipazione, di donne e uomini liberi, di militanti veri. Da qui la morte lenta delle sezioni, la trasformazione del dibattito politico in sceneggiata televisiva e mediatica, la proliferazione delle segreterie personali per la gestione delle clientele.
Questa mutazione genetica dei partiti è più evidente e stride di più nei partiti di sinistra epigoni di strutture che, alla loro nascita, veicolarono utopie, idee e progetti di trasformazione più radicali nella direzione della giustizia sociale, dell'uguaglianza della solidarietà, della libertà. La crisi colpisce di più proprio loro, e la nascita del PD, dichiaratamente rivolto al centro, servirà solo ad acuirla. Né potrà far rinascere la sinistra, la ventilata ipotesi di una federazione che raccoglierebbe, non si sa con quale collante che non sia la paura dello sbarramento, il partito di Bertinotti il PCDI, i verdi, il già correntone DS ed i socialisti di Boselli.

Rinascita della sinistra?
Per la verità anche chi lo propone non osa azzardare speranze più ardite di una stentata sopravvivenza all'ombra della bandiera rossa, un semplice tirare a campare per sé, per la propria famiglia e per i propri amici. Amici si fa per dire, che si tratta, per ogni partitino, di considerarne almeno tre o quattro in perpetua rissa. Per un tale patchwork sarebbe difficile perfino trovare un nome figurarsi un progetto, un leader credibile ed accettato, una unità d'intenti. Quindi niente partito per la sinistra.

C'è bisogno di un partito di sinistra?
La domanda non è peregrina e può avere almeno due risposte.
Se si guarda all'Italia descritta dal teatrino politico-mediatico non c'è bisogno né dell'una e né dell'altro. In Italia si sta bene. Tutti benestanti divisi e uniti solo dalla questione fiscale: da una parte ci sono quelli che non pagano e vogliono pagare di meno, dall'altra quelli che pagano e vogliono pure loro pagare di meno. Tant'é che la misura più radicale del centrosinistra sembra essere l'abolizione dell'ICI. Gli operai non ci sono e se ci fossero sarebbero coccolati da tutti. Problemi? I paparazzi, gli extracomunitari, le veline, Berlusconi, i pedofili... I giovani? Tutto il giorno appresso ai telefonini non hanno il tempo per decidere se andare dalla De Filippi o al Grande Fratello. Un altro partito? A che serve? L'offerta politica è talmente estesa che ci sono, oramai regolarmente, rappresentati in parlamento, i partiti/persona, i partiti azienda, i partiti famiglia.
Se si guarda all'italia descritta dai numeri è invece un altro paio di maniche. In Italia si sta male. Milioni di persone vivono al di sotto della soglia di povertà, la disoccupazione è altissima soprattutto al sud, soprattutto per i giovani, soprattutto per le donne. Il lavoro nero, diffuso al nord in molti settori economici, è la regola nel sud. Quelli regolarmente occupati, giovani e laureati, lavorano con contratti a tempo e senza garanzie nei call center, nelle fabbriche e nei fast food per salari da fame. Gli incidenti sul lavoro con una media di tre morti al giorno sono i più alti in Europa. Si può però tentare la fortuna infatti siamo tra quelli che spendono più soldi per il gioco d'azzardo; oppure sballarsi con le droghe il sabato sera nelle discoteche per poi schiantarsi all'alba sull'asfalto. In Italia si sta male per l'inquinamento, per la spazzatura sulle strade, perchè non si investe in ricerche, perché abbiamo un ceto politico più numeroso, vorace e vecchio di tutto l'occidente, perché si trascura e si sciupa l'immenso patrimonio culturale, artistico ambientale, perché c'è chi ha più lavori e chi non ne ha nessuno, chi ha più incarichi e chi non ne ha nessuno, chi ha più pensioni grosse e chi non ne ha neanche una piccola, chi ha tante case e chi non ne ha nessuna. In Italia si sta male per la giustizia che non funziona, per la burocrazia che non funziona, per la scuola che non funziona, per la democrazia che non funziona, per la mafia e la corruzione che invece funzionano benissimo.
Forse in Italia forse c'è bisogno di un partito di sinistra. Uno vero però. Che non si accontenti di sventolare lo straccetto rosso ma tenti di risolvere i problemi. Che faccia cose di sinistra.

E in Calabria?
Quasi non ci fosse altro motivo di dibattito, si parla della data di nascita del PD. Si propone il 18 ottobre che sarebbe la data delle primarie di Prodi. La speranza, suppongo, è di incassare un ultima cedola di quella che fu un'azione buona. Qualcuno magari cerca di illudere ed illudersi che sarà possibile intercettare la stessa voglia di partecipazione di allora. Non penso che, almeno in Calabria, sarà così. Il credito dato allora a Prodi non può essere ridato ai boiardi calabresi. Non dopo due anni di governo regionale. Comunque la nascita del PD potrebbe avere qualche influenza per la politica calabrese. Anche benefica. Un partitone di quelle dimensioni potrebbe permettersi un tentativo di pulizia, quantomeno tentare di allineare il livello del ceto politico e delle strutture calabresi a quello nazionale in termini di efficienza, di moralità, di correttezza politica. Sarebbe già tantissimo in una regione dove, non solo non si distingue più tra il politico di destra, di centro e di sinistra, ma non si distingue più neanche tra il politico ed il mafioso.
Purtroppo è difficile che avvenga. Quale leader (Prodi o Veltroni) si prenderà la briga di commissariare ia quasi totalità del centrosinistra calabrese mandando a casa un ceto parassitario assolutamente incapace di riformarsi?

C O M M E N T I
 Secondo me il Sig. Berlusconi invece di continuare a fare proclami ed ad offendere col suo modo arrogante gli avversari, dovrebbe essere più nazionalista compiendo le seguenti opere in favore del Popolo rispetto ad avvantaggiare le sue attività commerciali ed industriali: prima di costruire il ponte di Messina dovrebbe sistemare la percorribilità della SA-RC; tagliare le tasse sugli stipendi e i salari degli italiani con maggiore incisività e non fare solo slogan di promesse imitando lo stile "mussoliniano". Distinti Saluti. Kimmy

Egregio Loiero, è un piacere dialogare e confrontarsi con Lei in politica. A me è sempre piaciuto confrontarmi evitando lo scontro, ma nella nostra cara Calabria questo è vietato. Specialmente con i "tifosi" della politica è impossibile dialogare ed aprire un discorso all'insegna della democrazia, questo succede anche perchè in tutte le famiglie o quasi i programmi televisivi sono sempre quelli di Mediaset, ecco per quale motivo continuo a dire: CAMBIATE CANALE! Intanto col commento precedente è stata scongiurata la larga intesa fra il PD ed il PDL, quest'ultimo continua a dire: vinceremo! Di programmi neanche l'ombra, secondo loro gli altri stanno lì a guardare. Anch'io sono contrario agli inciuci e le larghe intese, ecco per quale motivo nell'articolo precedente asserivo che in tanti Comuni della calabria ci sono consigli composti da centro, sinistra e destra. Con questo sistema la politica muore e senza una buona politica, non c'è futuro, non avviene lo sviluppo economico e l'ideologia va a farsi friggere. Hamrin.


Questo articolo è di maggio 2007 ma non cambierei una virgola. La dimostrazione che non sono pessimista nel dire che si tratta di vecchia politica è data dalla risposta all'altra sua domanda: dove è finito il Bipolarismo. Mi pare che sia finito proprio con il PD che sembra avere rispolverato la vecchia ricetta democristiana detta "dei due forni" Che vuol dire che non ci si fa problemi a governare oggi con la sinistra (Unione) domani con Berlusconi (Larghe intese) dopodomani con il centro (se la cosiddetta Rosa bianca non sarà un aborto)
Forse non sono obiettivo (il mio cuore batte a sinistra) ma faccio di tutto per essere onesto per scrivere quello che vedo quello che penso quello che capisco e quello che non capisco
Mimmo Loiero

Egregio Loiero, non Le sembra di essere pessimista nello scrivere che il Partito Democratico si presenta come vecchia politica?  Nei commenti non bisogna mai essere di parte ma essere civici per diventare veri amici del popolo per promettere e poi fare. Il PD sta dimostrando il rinnovamento della sua classe politica e non il vecchio,  come lei ha notato tanti vecchi politici del PD hanno abbandonato per  dare spazio ai giovani, questi sono stati scelti nelle varie realtà  economiche, imprenditoriali, operai, tecnici, sociali,
specialisti ed  altro. Penso che prima di essere politici bisogna essere obiettivi, mi  pare che il PDL sia rimasto vecchio di personaggi  e di politica. Hanno  stravolto l'ideologia politica, Berlusconi che si considera di centro si è unito con la destra di Fini, questi  apparentamenti avvengono solo  in Calabria dove in un consiglio noti un miscuglio di partiti e  partitini insieme per il potere di governare,  dov'è andato a finire il bipolarismo? Queste sono domande che il politico attivo nota mentre i  tifosi della politica non potranno mai
vedere al di fuori del proprio  naso. Il tifo va bene per lo sportivo, non sono i canali di Mediaset che ti insegnano a conoscere la politica,  nella politica ci vuole serietà e non show mediatico. Ho provato qualche volta a parlare di politica in Calabria ma purtroppo ho dovuto  cedere perchè parlare di politica con la gente (anche cara), si rischia di inimicizzarsi. Ogni tanto per placare gli animi dico: cambiate
canale! Io ho fatto politica attiva in alta Italia e tra opposizione e maggioranza c'è sempre stato un feeling di accordo e di impegno per la  gente che ci ha votato. Due anni  fa istituimmo col parlamentino  provinciale uno statuto dove l'etica è stato l'argomento più  importante, più usato ed all'unanimità votato: quando degli  appartenenti al partito sono indagati dall'Autorità Giudiziaria,  vengono sospesi e se condannati espulsi dal partito. Quindi queste  regole non le ha  inventate Berlusconi ma un parito di centro-sinistra che da sempre ha  governato questa Regione. Poi il cavaliere dice che è  il PD a copiare  dal PDL. Ieri l'altro volevano accontentare gli operai  rinnovandogli il contratto, sapete chi è stato l'unico ad opporsi !
Berlusconi e la sua Forza Italia. Le bugie fanno allungare il naso ma
anche l'antipatiadella gente. Hamrin.
I N V I A  U N  C O M M E N T O
massimo 150 parole

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