Cosa? Alcuni giorni fa i mezzi di informazione hanno divulgato la notizia che a Modica, in Sicilia, un bimbo di 10 anni è stato sbranato dai cani randagi e gli stessi hanno poi ferito una turista.
La rabbia delle persone si è scatenata contro quelli che davano loro da mangiare: una donna è finita all’ospedale con un trauma cranico dopo che persone del luogo l’hanno aggredita e altre due donne, madre e figlia, sempre per lo stesso motivo, si sono dovute nascondere in casa loro, assistendo impotenti alla distruzione delle loro finestre mentre le persone fuori dall’abitazione urlavano “Ora ci facciamo giustizia da soli!”. La collera, si è sfogata anche sui cani: adulti e cuccioli, sono stati vittime di avvelenamenti e di sevizie.
Di chi è la colpa? Si è perso di vista che la colpa non è dei cani o di coloro che li nutrono, ma delle istituzioni che non si sono occupati di loro: un branco di 50 animali, non passa inosservato, ma come al solito bisogna aspettare che ci scappi il morto prima di fare qualcosa di concreto: qual bambino è vittima anche lui come quelle povere bestie.
La colpa anche se indirettamente, ce l’ha chi abbandona i cani in strada, di chi toglie le licenze e fa chiudere i canili (cosa che sta avvenendo a Monfalcone), di chi tali strutture le lascia allo "sbando", fregandosene dei cani che muoiono di stenti o fanno come possono per procurarsi il cibo e anche di chi, invece di adottare un animale bisognoso, in un canile o in un rifugio, preferisce comprarne uno di razza (ormai diventato uno status symbol).
Se i cani, come qualsiasi altro animale domestico, non hanno contatti con l’uomo, tornano ad esse selvatici.
Quello che è accaduto è solo un “prodotto” della noncuranza e della negligenza di coloro che avrebbero dovuto garantire l’incolumità delle persone e tutto ciò si poteva immaginare e prevedere… Già da diverso tempo!
Cosa si dovrebbe fare? La cosa allarmante è che subito si è iniziato a voler vedere morti i cani “colpevoli”: Non solo nella regione coinvolta ma anche nel resto dell’Italia.
Uccidere quegli animali non servirebbe a nulla: la gente continuerebbe ad adottare cani e poi ad abbandonarli, ricreando nuovamente un branco di animali randagi, inoltre i cani che aggrediscono possono essere rieducati e fatti adottare da una nuova famiglia, ma per ora esiste una sola associazione che si impegna in questo progetto: Vita da cani.
Bisognerebbe:
-Sterilizzare gli animali,
-Combattere il randagismo con campagne di informazione,
-Potenziare i canili e i rifugi,
-Fare campagne che favoriscano l’adozione,
-Costruire nuove strutture in cui rieducare gli animali aggressivi.
Fortunatamente non tutti sono “nemici” degli animali implicati: Valentina si sta occupando di loro e sta cercando di salvarli.
Per informazioni: valentina.raffa@gmail.com
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