Il Calabrone: itis scalfaro

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Catanzaro. Istituto Industriale Scalfaro
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Sull’exStac ovvero sull’incompiuta dell’ITIS Scalfaro
di Marisa Gigliotti

 

Mi associo a quanti hanno preso posizione sulla questione che riguarda l’immobile dell’istituto industriale Scalfaro (uno dei più prestigiosi esempi liberty di Catanzaro) per esprimere il mio sostegno ad una battaglia che vuole riportare l’attenzione di tutta la comunità su un sito che ha rappresentato l’ingresso più importante alla citta’ storica (fora ’e porte; nome attribuito all’area nord di ingesso alla città storica per la presenza non di una porta ma di un sistema di porte, sistemate intorno al colle San Giovanni).

Dopo la costruzione del palazzo, da sempre adibito a scuola, abbiamo la testimonianza della sua prima consistenza architettonica con le ali destinate alle aule ad un piano così come appare  nelle foto storiche del 1920 della fiera di San Lorenzo che si teneva in piazza Indipendenza.

L’ampliamento eseguito successivamente con il completamento del secondo piano, si fermò per questioni economiche, senza interessare il corpo di fabbrica in uso alla Stac.

Ho insegnato alla sezione edile dell’ITIS ed all’epoca della variante Spagnesi, ho contribuito alla stesura dell’osservazione al piano regolatore, attingendo le notizie dall’archivio dell’ufficio tecnico dell’istituto, gelosamente custodito da Pino Scarfone.

Consegnammo al presidente della Provincia la nota per l’osservazione da inoltrare al Comune con i dati e con lo stralcio del progetto di completamento già redatto ed approvato nel 1942.

L’osservazione mirava a ripristinare anche planimetricamente l’unità del complesso su cui sorge l’istituto, riportandola tutta alla destinazione F2, compreso la parte  stralciata ex Stac che all’ epoca dell’osservazione (1986) era adibita a tipografia.

Il prospetto dell’antico progetto di completamento allegato all’osservazione, tendeva a dare continuità architettonica ad un immobile, risolvendo in facciata un rapporto armonico con la realizzazione di un secondo ingresso con le stesse caratteristiche stilistiche del primo e soprattutto rispondendo all’esigenza di una seconda uscita per meglio distribuire il carico degli spostamenti degli utenti.

Si tratta quindi di un’opera mai completata, che se portata a termine ridarebbe continuità ad una quinta urbana tra le più interessanti e significative.

La mia esperienza come insegnante e come Sperimentatore del laboratorio di prove sui materiali, mi trova d’accordo sulla proposta che il dirigente scolastico  ed il consiglio d’Istituto  avanzano sull’utilizzo dei locali ex Stac, che anziché essere destinati ad un’attività di ristorazione o commerciale, possono contribuire al ripristino del laboratorio.

Questo laboratorio, nel passato svolgeva non solo una naturale funzione didattica per gli alunni della sezione edile ma era accreditato presso il Ministero LLPP come Laboratorio Ufficiale, dando quindi un servizio alle imprese ed alla città.

Senza entrare nel merito delle polemiche che ho letto sulla stampa di questi giorni, il mio vuole essere un appello per il ripristino di una funzione, naturalmente e storicamente destinata alla comunità scolastica, che per il ruolo che ha assunto nel campo della cultura e dell’innovazione tecnologica propria di un Istituto tecnico, non può che essere di prestigio e di riferimento per tutta la città.

Consentitemi una nota finale: lo stare a tavola è sì un momento di aggregazione ed il morzello è una tradizione di cultura gastronomica e popolare da salvaguardare per la città di Catanzaro. Ma per questo ci sono “le putiche”, che andrebbero anche ripristinate e restaurate, mantenendole nei loro luoghi storici.

Personalmente non credo nelle operazioni “MacDonald’s”, per l’appiattimento e la massificazione dei gusti che propongono.

E se proprio devono esserci, che non si localizzino proprio in un edificio che rappresenta  gloriosamente la cultura dell’operosità e del fare di una città che può rinascere riappropriandosi della sua identità.

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