di Ivan Sinopoli
“Il governo italiano deve costruire dieci centrali nucleari nei prossimi dieci anni”.
Non sono le parole di un cittadino qualunque, ma del notissimo oncologo, nonché ex-ministro della salute Umberto Veronesi. Le reazioni sono contrastanti: dall’appoggio incondizionato alla bocciatura senza appello. Di certo un pregio queste dichiarazioni l’hanno avuto: sollevare nuovamente il dibattito sulla cronica crisi energetica che affligge l’umanità intera.
La scelta dell’ex-ministro di aderire alla petizioni per la ripresa del nucleare in Italia ha motivi fondati: il nostro paese rischia di trovarsi nell’impossibilità pratica di abbattere l’emissione di gas serra come prescritto dal trattato di Kyoto entro il 2012, rischiando una sanzione di oltre quaranta miliardi di euro. A questo, aggiunge il professore, bisogna sommare la massiccia presenza del nucleare appena al di là della catena alpina. A che pro dunque rinunciare ad una fonte di energia solo per una anacronistica paura di incidenti nucleari che molto raramente si verificano? Tra l’altro, nel caso di incidente a qualche reattore francese, le conseguenze più gravi sarebbero anche per l’Italia.
In realtà il problema è ben più complesso. Come ha avuto modo di sottolineare il Nobel Carlo Rubbia, la situazione critica dell'Italia rispetto a Kyoto è dovuta allo scollamento tra quanto abbiamo sottoscritto e le politiche energetiche del paese. Il protocollo di Kyoto, inoltre, è largamente insufficiente rispetto alla riduzione dell'anidride carbonica del 20 per centro entro il 2020 e del 50 entro il 2050 che l'Unione europea ci chiede. E’ uno sforzo enorme e non può essere risolto con il nucleare che oggi contribuisce solo per il 6 per cento al fabbisogno mondiale di energia. Inoltre, il nucleare classico non può aspirare a una diffusione su larga scala soprattutto per i problemi legati alle scorie radioattive di lunga vita di cui abbiamo parlato nel numero di dicembre 2003 de “Il Calabrone”.
Il nucleare, infatti, utilizza un sistema semplice ed ingegnoso per produrre energia: il riscaldamento prodotto dalla divisione di alcuni nuclei.
Tutta la materia che ci circonda è costituita da atomi i quali, a loro volta, sono costituiti da tre tipi di particelle: elettroni (che orbitano attorno al nucleo), protoni, neutroni (che costituiscono il nucleo). A volte può capitare, specie negli atomi più pesanti, che ci siano troppo pochi neutroni: questo favorisce la repulsione tra i protoni (che hanno carica dello stesso segno) e provoca la fissione in due o più frammenti. Non sempre questi frammenti hanno neutroni sufficienti a mantenere l’equilibrio, se così non è si innesca un “catena di decadimento” che porta, dopo pochi secondi o migliaia di anni, a degli atomi stabili.
Nelle centrali nucleari viene sfruttato proprio questo principio, spezzando l’uranio con un bombardamento di neutroni ed innescando artificialmente la reazione a catena che riscalda l’acqua il cui vapore andrà ad alimentare la turbina.
Tuttavia questa “catena di decadimento” ha un prezzo: le scorie radioattive, ovvero elementi ancora radioattivi ma non più utili per la fusione, tra i quali vi sono quelli a vita più breve e maggiore emissione di radiazione come il cesio e quelli a vita lunga ed emissione minore come il plutonio. Quest’ultimo è uno degli elementi più pericolosi in assoluto: un solo grammo di plutonio disperso nell’ambiente è in grado di inquinare un’area di circa 500mq.
Il nucleare pertanto appare un ottimo palliativo a livello locale, ma diventa estremamente insufficiente, oltre che dannoso, se realizzato su vastissima scala.
Tuttavia è necessario uscire da un immobilismo pseudo-ambientalista per effetto del quale qualsiasi forma di energia che produciamo ci porterà al collasso. E’ bene metterci in testa che non esiste una forma di energia ad impatto ambientale nullo. Qualunque metodo noi decidessimo di adottare avrebbe un costo in termini ambientali. E’ dunque necessario adottare politiche serie e decise sul tipo di energia su cui puntare, essendo ben consapevoli di quanto detto. Possiamo solo scegliere quella che, nel nostro specifico ed in rapporto alle altre disponibili, ci da le maggiori garanzie in termini di salvaguardia ambientale. Se poi consumassimo tutti un po’ meno…