Il Calabrone: sagra castagne

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Sagra delle castagne
di Vittoria Corasaniti


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Sagra delle castagne a Davoli Superiore

di Vittoria Corasaniti

Non è facile nei piccoli centri storici organizzare eventi che riescano bene; si rischia spesso di finire nella banalità o, peggio ancora, di dare vita ad una serata che non riscuote il consenso popolare, fondamentale in questi casi, e vedere la piazza, teatro dell’iniziativa, completamente deserta…

Non è stato questo il caso, tutt’altro direi, della recente sagra delle castagne di Davoli. Giunta ormai alla sua XIV edizione, e se l’esperienza insegna…, la sagra diventa ogni anno più bella, ricca, interessante, avvincente. Voluta ed organizzata dalla Pro Loco di Davoli, in collaborazione con l’istituto alberghiero di Soverato e l’associazione Slow Food, patrocinata da Regione, Provincia, Comune, Comunità Montana e Coldiretti (e questo è l’altro segreto dell’ottima riuscita di questo genere di iniziative), la sagra è stata più di una semplice esposizione di prodotti a base di castagne.

Il momento ludico e culinario della festa è stato preceduto da un interessante convegno sullo studio dei nostri castagneti, una ricchezza specie in alcuni paesi del comprensorio, sulle malattie che colpiscono gli alberi di castagne, e sono stati invitati a relazionare professori universitari, esperti del mestiere e castanicultori del basso jonio soveratese. Sono stati delineati i principali mali che colpiscono gli alberi e primo fra tutti il cancro, un fungo dal caratteristico colore rossiccio che colpisce l’albero o alcuni suoi rami e che va immediatamente curato, eliminato e bruciato, perché si annida facilmente anche nel terreno.

Ed ancora si è affrontato il problema della commercializzazione delle castagne, e come è diversa la sua concezione nella nostra Calabria rispetto ad altre regioni. E’ il caso della Campania, che ha una superficie castanicola pari ad un/terzo della nostra (la Calabria ha 90 mila ettari di castagneti) ma guadagna dalla commercializzazione delle castagne molto più di noi. E mentre noi consideriamo la castagna ancora come uno dei tanti frutti, altri, sempre prima di noi, tanto per cambiare, hanno saputo fare di necessità virtù trasformandola in fonte di ricchezza. Ancora una volta non abbiamo che da imparare dagli altri…ma almeno imparassimo!

Il momento più allegro della sagra è stato ovviamente l’esposizione dei prodotti tipici, di tutto quanto può ottenersi dalle castagne: zeppole con farina di castagne, dolci, salati, caldarroste e quest’anno la grande novità, la birra, che ha superato le stesse previsioni degli organizzatori.

Ed ancora balli tradizionali, la tarantella e il ballo del ciuccio, tipico, quanto mai pericoloso costume di diversi paesi del comprensorio, momento in cui un paesano di turno, quasi sempre lo stesso a dire la verità, danza a ritmo di taranta con un enorme costume sulle spalle a forma di ciuccio e lentamente esplodono, a bassa quota, tutti i fuochi d’artificio che ha sulle spalle. Tradizione, d’origine presumibilmente araba non ancora ben chiara, ma sicuramente ormai entrata negli affetti di molti, davolesi e non.

E’ piaciuta la sagra, resa ancora più bella dallo scenario della Davoli antica, con i suoi bei portali in pietra e angoli di paese che sanno ancora di intatta e candida vita lontana dai rumori e dal traffico della città. Che peccato che i nostri centri storici siano invece sempre più disabitati… 

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