... il battito d’ali di una farfalla a Pechino è in grado di provocare un uragano a New York The Butterfly Effect |
| Tutti all'opera. Il Rigoletto di Giuseppe Verdi. |
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| Scritto da Rita Spanu |
| Giovedì 07 Luglio 2011 09:38 |
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Rigoletto a Mantova. Produzione Rai diretta da Bellocchio.Riallacciandomi a ciò che scriveva Serena Vaccaro su queste pagine relativamente all’opera lirica, concordo sul fatto che molta gente se ne tiene alla larga perché non ne conosce la bellezza né il fascino che possono scaturire da esecuzioni e interpretazioni magistralmente eseguite: purtroppo, anche per l’opera lirica è arrivato un livellamento verso il basso davvero preoccupante. L’improvvisazione e l’approssimazione ormai la fanno da padroni e fatalmente questo dà luogo a pessime messe in scena, pessime esecuzioni, allestimenti da dimenticare. Guardando alle novità proposte in questo settore che racchiude davvero tutto un mondo completo artisticamente parlando, leggo articoli osannanti a tanti nuovi interpreti: in massima parte tenori e soprani, sempre meno figure di “contorno” bassi, baritoni, mezzosoprani ecc. i giovani si orientano verso ruoli da protagonisti e trascurano pagine di stupende partiture che risultano appunto di contorno, ma che purtroppo rallentano i meccanismi di immediata riconoscibilità conferiti da un ruolo da mattatore. Di fatto quindi si passa con disinvoltura davvero imbarazzante ad impersonare personaggi scritti e pensati per un determinato tipo di voce, pur non essendone all’altezza, stravolgendo l’attendibilità del racconto operistico per cui non è raro trovare esilissimi fiati impegnati a dar vita a grintose e corpose figure di eroi o eroine ribaltando così l’immaginario che ognuno di noi attribuisce a un Manrico che inveisce contro l’orrenda pira, a un Radames trionfatore a una Amneris giustamente imbufalita quando si accorge della liaison tra Aida e Radames… e via cantando… Si può dire che con le voci sta succedendo ciò che fino a qualche anno fa succedeva con il phisique du role degli interpreti, quando si credeva che la stazza dei cantanti, facilitasse l’emissione di acuti e sovracuti e si incontravano due personaggi tra i più romantici dell’opera, e cioè Violetta (Traviata) e Alfredo, lei una giovane escort minata dalla tisi, pallida, evanescente; lui giovanotto benestante belloccio e aitante, interpretati da cantanti immobilizzati dal proprio peso, dai costumi, spesso veri strumenti di tortura, e dall’incapacità del regista e dei maestri di canto di insegnare loro una gestualità credibile in modo da conferire più pathos alle scene interpretate. Non posso pensare alla moribonda Violetta che sul letto di morte sembra più una balena spiaggiata che una figuretta consunta da un male che non lascia scampo. Se infine, esala l’ultimo fiato cantando con una potenza tale da sovrastare l’intera filarmonica… Oggi abbiamo invece interpreti con volti e figure da cinema più che da opera lirica e questo fa un gran bene all’opera stessa perché diventa più vera, più credibile e diciamolo, più facile da seguire. Ho rivisto da poco il “Rigoletto” di G. Verdi (produzione Rai -2010- diretta da M. Bellocchio; direttore fotografia V. Storaro; direzione orchestrale Z. Mehta), realizzato a Mantova “nei luoghi nei giorni e nelle ore” in cui si suppone si svolgano i fatti raccontati. Per un neofita può essere un buon inizio per avvicinarsi alla lirica, chi ha già visto e sentito altre edizioni avrà parecchio da ridire e criticare.
1° Atto Grande festa alla corte del duca, tutti ridono scherzano, Rigoletto prende in giro il conte di Ceprano la cui giovane consorte è visibilmente al centro delle galanterie del duca e non ne sembra affatto dispiaciuta; il duca intanto si lamenta con Rigoletto del fatto che la contessa da lui concupita sia in partenza (forse il marito si è accorto della tresca). Nel frattempo i cortigiani spettegolano su un fatto che ha dell’incredibile: Rigoletto avrebbe un’amante! Rigoletto propone al duca, scherzosamente ma non troppo, di liberarsi del rivale mediante prigione o decapitazione, cosa che Ceprano non gradisce e anche il duca che lo invita a non spingere lo scherzo all’estremo…La festa riprende per essere subito dopo interrotta bruscamente dal conte di Monterone che irrompe accusando il duca di avergli sedotto la figlia. Rigoletto lo sbeffeggia e Monterone lo maledice. Rigoletto spaventatissimo e molto turbato (la superstizione era una cosa seria) se ne scappa a casa. Lungo la strada incontra Sparafucile, tagliagole e killer professionista che, come fosse un rappresentante di spazzole, enumera e offre i suoi servizi descrivendosi come “un uomo che elimina per poco da un rivale” (non come oggi che la gola te la tagliano senza neanche presentarsi), in queste imprese viene aiutato dalla sorella, Maddalena. Rientra a casa, vede la figlia Gilda con la governante Giovanna, si tranquillizza e si allontana di nuovo. Per la cronaca, Gilda è la donna che i cortigiani credono sia l’amante di Rigoletto. Il fetentone del duca intanto si è introdotto in casa del buffone e inizia ad amoreggiare con Gilda che è convinta che il suo corteggiatore sia “studente e povero”e non certo lo sposatissimo duca di Mantova. All’esterno della casa i cortigiani si sono riuniti per organizzare il rapimento della presunta amante di Rigoletto, il quale, inconsapevole, nel buio viene fuorviato dal racconto in cui gli si spiega che si intende rapire la “sposa a Ceprano” e ironia della sorte è proprio lui che regge la scala che permette ai manigoldi di entrare e compiere il misfatto. Certo, sentendo questi fatti uno si chiede come mai non si accorga di essere all’esterno della propria casa ecc. ecc. Esigenze di copione e di melodramma suppongo! 2° Atto Il duca a palazzo si dispera per il rapimento di Gilda; dal racconto dei cortigiani che gli dicono di aver rapito l’amante di Rigoletto capisce però che la ragazza è sotto il suo stesso tetto. Ovviamente la raggiunge e se la pappa in un sol boccone. Rigoletto si è reso conto (tardi) dello scherzetto di cui è stato vittima e si precipita alla ricerca della figlia. Bellissime pagine di musica e canto, molto drammatiche che sfociano nel “cortigiani vil razza dannata” che ancora oggi è attualissimo. Finalmente i cortigiani si rendono conto che Gilda è la figlia non l’amante, ma è troppo tardi, il guaio è fatto. “Si, vendetta, tremenda vendetta” e capiamo che Rigoletto decide di far fuori il duca. 3° Atto Gilda è convinta che il duca (ex studente e povero) sia comunque una personcina per bene e continua ad essere innamorata di lui. Rigoletto decide che è ora che apra gli occhi e la porta nella locanda di Sparafucile dove il duca è stato condotto adescato da Maddalena “bella figlia dell’amore, schiavo son dei vezzi tuoi”… Il Duca decide che “La donna è mobile, qual piuma al vento”… pregustando una notte di fuoco con Maddalena. Tutto questo accade sotto gli occhi di Gilda che, nascosta, non perde una sillaba.
Notte da tregenda: buio pesto, tuoni, fulmini, pioggia a catinelle. Gilda decide di sacrificarsi per salvare il duca. Ditemi voi se può essere più cretina: cornuta e ammazzata! La ragazza bussa, i due lestofanti aprono, Sparafucile la fa fuori, mettono il corpo in un sacco, sempre cantando come forsennati, attendono il ritorno di Rigoletto. Rigoletto arriva “della vendetta al fin giunge il momento”, prende il sacco e si avvia verso il fiume, in lontananza riecheggia la voce del duca “La donna è mobile”…Ohibò, chi c’è dunque nel sacco? Con orrore scopre il corpo della figlia morente, Rigoletto disperato invoca a gran voce (è proprio il caso di dirlo) il nome della figlia, che gli risponde chiedendogli perdono. Si rende conto che “ella stessa fu colta, dallo stral di mia giusta vendetta” e la implora di non morire. L’agonia di Gilda dura qualche minuto, e se la soprano non è brava anche voi soffrirete molto. Gilda muore e il sipario si chiude su Rigoletto che ricorda la maledizione. Dimenticavo, Rigoletto è tratto da un dramma di V. Hugo “Le Roi s’amuse”. |
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